Nel territorio del comune di Saludecio sono state trovate molte tracce di insediamenti romani, ma il paese come si presenta ora è sorto dopo il mille.
Soggetto alla Chiesa Riminese Saludecio venne lungamente conteso dal Comune di Rimini. A quest’ultimo appartenne fino al 1289, quando fu espugnato dai guelfi riminesi.
Nel 1302 passò alla Santa Sede che vi nominò un vicario.
Nell’anno successivo tornò probabilmente al Comune di Rimini.
Nei secoli XIV e XV, quando al Comune di Rimini, subentrò la Signoria dei Malatesta, venne instaurata una fitta rete di rapporti di dipendenza, attraverso l’invio dalla città di presidi, di rappresentanti e funzionari, e attraverso la concessione di particolari poteri e privilegi.
Nel 1343 la comunità di Saludecio passò definitivamente sotto i Malatesta.
Nel 1462 il castello fu occupato da Federico di Montefeltro.
Nel 1469 il castello fu ripreso da Roberto Malatesta, e quindi nel 1482 da Pandolfo Malatesta.
Poi passò ai Veneziani, ma il dominio della Repubblica di Venezia fu breve, infatti Saludecio tornò presto alla Santa Sede e nel 1509 al Comune di Rimini.
Nel 1517 fu saccheggiata ed occupata da Francesco Maria Della Rovere.
Nel 1524 tornò definitivamente al Comune di Rimini e di seguito entrò a far parte dello Stato Pontificio.
Purtroppo di questi due secoli sono rimaste poche tracce scritte in quanto l’archivio comunale fu praticamente distrutto durante l’ultima guerra.
Tra il XV sec. e il XVIII sec. Saludecio consolida la sua posizione di rilievo, contendendo a Montefiore il ruolo di “capitale della valle del Conca”.
Con la metà del ’500 continuò l’influenza rilevante della cultura marchigiana e in ogni caso l’importazione di prodotti artistici dalle Marche. Il territorio della Valle del Conca si arricchì di opere di manieristi romani, veneziani e soprattutto marchigiani; e alla fine del secolo di pittori barocceschi.
Il Seicento costituì un periodo ricco di importazioni, di scambi, di fervore artistico.
Verso la fine del ’700 si cominciò ad avvertire il disagio dovuto alla confusione amministrativa, alla crisi finanziaria, alla mancanza di riforme economiche e politiche; la minore frequentazione della strada medievale per roma aggravò le conseguenze della grave carestia del 1776 e del terremoto del 1786.
In questi anni avvenne la beatificazione di Amato Ronconi e la costruzione della Chiesa Parrocchiale che venne a confermare il ruolo di preminenza nella Valle del Conca.
Nel 1796 Saludecio fu invasa dai Francesi e questo segnò una battuta d’arresto notevolissima.
Saludecio, dopo aver nominato il 24 giugno 1859 la Giunta Provvisoria di Governo, diventò negli anni seguenti, con la proclamazione del Regno d’Italia, Capoluogo di Mandamento, con giurisdizione su Gemmano, Mondaino, Montefiore, Montegridolfo e San Giovanni in Marignano.
Saludecio ha seguito poi le varie vicende politiche e sociali dell’intero territorio regionale e nazionale, subendo quella tendenza di spopolamento e di abbandono dell’entroterra che ha caratterizzato tutti i Comuni delle zone interne del circondario a partire dagli anni ’60, dimezzandone la popolazione.
Il Comune di Saludecio si estende oggi su una superficie di 34,4 kmq e comprende vari nuclei e centri abitati quali S. Ansovino, Santa Maria del Monte, S. Rocco, Meleto, Cerreto.
Numerosi sono i personaggi che diedero lustro a questa terra: gli umanisti Sebastiano Serico e Francesco Modesti, il pittore e scultore Sante Braschi, il latinista e letterato Giuseppe Albini, ma nessuno raggiunse la fama e la notorietà del beato Amato Ronconi vissuto in pieno medioevo nel ’200.
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Secondo Publio Francesco Modesti, poeta e letterato locale del ’500, ma anche secondo la tradizione umanistica, Saludecio avrebbe origini latine. Publio Decio Mus in guerra contro gli Umbri e i Sanniti, oppure Decio Bruto, avrebbe trovato rifugio su questo colle. Secondo un’altra ipotesi sarebbe stato fondo di proprietà della famiglia dei Deci ( “fundus” o “saltu Decii”).
Risalenti allo stesso periodo storico permangono alcune tracce materiali, che documentano l’esistenza di insediamenti romani risalenti al periodo tardo-imperiale. Il cognato di Modesti, tal Sebastiano Serico, afferma di aver visto molte immagini di Deci, fuse in diversi metalli, che sarebbero state ritrovate nell’aperta campagna del territorio saludecese.
Durante lavori agricoli nel 1877 furono trovati alcuni reperti archeologici, monete dell’Imperatore Massimiano Erculeo ed una piccola iscrizione funeraria; questi reperti riconducono non al colle di Saludecio ma alla bassa collina del territorio comunale.
Secondo invece un’ipotesi ottocentesca il nome Saludecio sarebbe un nome derivato da santo; ne sarebbe la prova che in tutti gli atti dal sec. XI al secc. XIV la comunità di Saludecio sarebbe stata indicata come “plebs Sancti Lauditii”, “Leoditii”, “castrum Sancti Laudicii”, mentre in volgare si parlava di pieve o castello di San Lodezzo, o San Ludezzo oppure Sanlodeccio.
Tuttavia San Laodicio, martire d’Eraclea, non è contemplato nell’elenco dei martiri romani e del culto di questo santo già dal ’500 non resta traccia nella tradizione del luogo.
Secondo un’ultima interpretazione il nome Saludecio potrebbe semplicemente derivare da “fundus Saluticius”, ovvero fondo salubre o redditizio.
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