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E’ la ripubblicazione integrale del volume “Gli Albini di Saludecio”, scritto e pubblicato dal bisavolo materno dell’autore negli anni Trenta, con l’intento di riproporre non la storia di una famiglia, quella degli Albini, ma la storia di un paese, di una comunità, che si intreccia saldamente con le vicende di questa famiglia, in un periodo, per la gran parte, definito: l’Ottocento.
Saludecio e i suoi abitanti sono infatti al centro di queste memorie, sia che la narrazione riguardi fatti paesani, o addirittura familiari, sia avvenimenti che si svolgono lontano, interessando i destini stessi d’Italia. I molti episodi raccontati, i continui collegamenti con fatti storici, fanno sì che questo libro, nato per così dire in privato, sia ben più di un ricordo familiare da tramandare ai discendenti o uno spaccato di vita locale.

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E’ una pubblicazione dedicata allo scomparso Gaetano Casadei: il saludecese “arrotino poeta” che, attraverso la ricerca naturistico-ambientale, ha voluto mantenere sempre viva la memoria del nostro territorio.
Le sue pagine, su ricette e rimedi per la salute, descritti scientificamente e raccontati anche in forma poetica e dialettale, possono, ai più anziani, ricordare con affetto il passato e, nello stesso tempo, spingere con curiosità i più giovani a scoprire e conoscere in profondità un mondo ed una cultura popolare ricchi di significati e di insegnamenti ancora oggi attuali.

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Il libro tratta della vita di Sant’Amato di Saludecio e dell’ambiente politico-sociale-culturale-religioso del Duecento, il secolo in cui visse il Santo, nei Comuni di Rimini e Saludecio.

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Don Domenico Renzi – Memorie 1900/1954 – Storia italiana e precisamente storia di Saludecio raccontata da Don Domenico Renzi

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Con l’intenzione di mantenere viva la parlata locale è nata l’iniziativa della Provincia di Rimini di portare il dialetto nelle scuole: il prof. Vincenzo Sanchini ha partecipato attivamente, portando un contributo originale che è alla base di questo lavoro.
Il libro “Vanga e sapa – Attrezzi e oggetti della vita contadina” parla degli attrezzi della vita contadina e del loro nome in dialetto, ricercandone l’etimologia e le tradizioni: molte volte basta il solo nome a caratterizzarne la specificità e l’uso.
La lingua usata è il dialetto di Cerreto di Saludecio, per significare l’importanza delle cose piccole e particolari, nella consapevolezza che solo dalla conoscenza dell’”anima” del luogo in cui si vive, può nascere la capacità di fare sintesi fra passato, presente e futuro.

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