A pochi passi da Porta Marina sorge la Chiesa di San Biagio che è stata definita una piccola cattedrale. Fu avviata la costruzione nella seconda metà del ’700, ma tra il 1774 e il 1800 la vecchia parrocchiale fu completamente demolita per permettere la costruzione della nuova, su disegno dell’architetto cesenate Giuseppe Achilli. Oltre che per l’aspetto architettonico la parrocchiale si segnala anche per gli artisti che vi hanno lavorato: lo stuccatore Trentanove e il pittore Atanasio da Coriano.
Nella Chiesa Parrocchiale si conservano dipinti dei ravennati Bernardino e Vitale Guerrini; tele del “Centino”, Guido Cagnacci (“S. Sisto Papa in estatsi” olio su tela del 1628 e “La processione del santissimo sacramento” olio su tela del 1628) e del saludecese Sante Braschi.
Dalla fino di giugno 2009 la Chiesa di San Biagio è tornata ad ospitare un crocifisso ligneo restaurato dall’Università degli Studi di Parma.
Su una lapide in pietra infissa nel muro della Chiesa Parrocchiale, sono incisi alcuni distici di Publio Francesco Modesti che ripropongono ancora oggi l’interrogativo sulla origine del luogo.
La lapide, collocata nel 1547, presenta agli angoli, quattro stemmi: in alto a sinistra lo stemma papale di Paolo III con l’”arma” di famiglia; sul lato opposto il tipico stemma dello Stato Pontificio; in basso a sinistra lo stemma di Saludecio; sul quarto angolo l’emblema dell’albero che potrebbe richiamare il venerato “Olmo del Beato Amato” oppure la Casata dei Della Rovere di Urbino.
La Chiesa di San Biagio è anche il Santuario del Beato Amato Ronconi; il corpo del francescano del XIII secolo è miracolosamente conservato in un’urna di vetro, all’interno della Cappella principale. Dal 3 maggio 1930 il suo corpo ancora meravigliosamente conservato e rivestito a nuovo in occasione della solenne “ricognizione”, riposa nella sua urna di vetro. La prima urna di ferro, povera e severa, vi resta accanto, testimone di tutte le preghiere, le lacrime e i prodigi dei secoli passati.
Le due lampade d’argento che rimangono sempre accese davanti alla bell’urna di vetro furono fuse con tutti i piccoli ex voto d’argento: ognuno di questi parlava di una grazia particolare. Le sale, attigue alla cappella, sono tappezzate di tavolette o tele dipinte. Rappresentano persone che pregano davanti al Beato con la scritta “per grazia ricevuta”. Alle pareti appesi si trovano armi, cinti erniari, stampelle che parlano di persone guarite da lesioni o da gravi infermità.
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